Seiza: quando sediamo… semplicemente sediamo.

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Testo di Kisshomaru Ueshiba (1922-1999)

«Sedere in quiete» usando la postura seiza è un modo per superare le paure della vita e la sottostante paura della morte. È un modo eccellente per regolare le funzioni del corpo. Può portare la mente vicino al mondo «come esso è», rispetto al suo abituale stare nelle cose «come dovrebbero essere».

In altre parole, seiza è un metodo per uscire dalle illusioni della vita di ogni giorno.

Quando sediamo, il ciclo senza fine di pensieri che sono così paralizzanti per la salute mentale è interrotto e facciamo venire fuori la chiara freschezza del vivere semplicemente nel mondo.

Per sedere in seiza piegate le gambe e portate il ginocchio sinistro sul pavimento e quello destro a circa due pugni dal sinistro.

Ora mettete il dorso dei piedi sul pavimento in modo tale che i due alluci si tocchino.

Abbassate i glutei fino a che tocchino i talloni.

Raddrizzatevi e lasciate che il peso si centri in qualche posto fra i piedi e le ginocchia.

La testa è bilanciata sulla colonna vertebrale, con le orecchie in asse con le spalle e il naso in linea con l’ombelico; ponete il mento in dentro e stirate la nuca, come se qualcuno stia sollevando il nostro collo per stirare la schiena.

Per trovare la linea di equilibrio potete ruotare in circolo sulle anche, riducendo lentamente l’oscillazione finché non si rimane in una posizione stabile.

Ciò è fondamentale per prevenire crampi o la fatica mentre siamo seduti.

Un altro modo per trovare la giusta postura è di immaginare una stringa attaccata alla cima della testa e che entra nel nostro corpo fino a terminare con un peso all’altezza del tanden.

Se si curva la testa in avanti o si piega troppo il collo la stringa tocca il guscio del corpo; se invece ci si inclina troppo in avanti, il peso tocca la cintura pelvica. Ponete il peso nella parte anteriore dell’hara.

Rilassate le spalle e lasciate che le braccia cadano naturalmente.

La mano destra è posta, palmo in su, sul grembo con il bordo del mignolo che tocca leggermente il basso ventre.

La mano sinistra è posta sulla destra, anch’essa con il palmo in su. Le dita devono stare unite senza tensione.

Ponete la punta dei pollici a contatto in modo tale che si tocchino senza che si facciano pressione l’un l’altro.

Le dita ed i pollici devono formare un ovale intorno ad un punto posto 5 o 6 centimetri sotto l’ombelico, punto chiamato tanden o seika tanden e che corrisponde al centro dell’equilibrio.

La mano sinistra sulla destra rappresenta la calma («sei» o «in» in giappo- nese) che copre gli aspetti attivi («do» o «yo»).

I pollici unificano i due aspetti. Il tanden è visto come il centro dell’essere intorno a cui l’hara è organizzato. Il centro è il punto da cui la vostra vita è vissuta.

Varianti di questa forma sono spesso usate, ma questo è il metodo più bilanciato e rilassante di sedersi.

Senza abbassare in avanti la testa ponete lo sguardo in un punto a circa un metro davanti a voi. Si possono chiudere a metà gli occhi per ridurre i disturbi visivi senza correre il rischio di cadere addormentati.

Ponete la lingua a contatto con il palato, ed i denti in maniera tale che si tocchino leggermente.

Togliete l’aria dallo spazio fra lingua e palato. Ciò inibirà la produzione della saliva ed il bisogno di ingoiarla.

Un aspetto importante della pratica è la respirazione. Gli antichi taoisti credevano che il respiro coincidesse con la vita stessa e che ogni persona ne disponesse in una certa quantità prestabilita. Il respiro profondo e lento era visto quindi come un prolungamento della vita.

Inspirate semplicemente e con calma attraverso il naso, usando il diaframma.

La pancia dovrebbe espandersi in avanti e il torace dovrebbe a sua volta
 aprirsi senza intervento muscolare.

Buttate fuori dalla parte superiore del corpo tutte le tensioni e gli sforzi muscolari. Le spalle non devono essere tenute contratte, ma non lasciatele andare giù: semplicemente fate fare alla gravità il suo normale lavoro.

Respirate finché i polmoni siano pieni senza sforzo e lasciate che sia il respiro a dettare il cambio nell’espirazione. Non trattenetelo, e non fate nulla di speciale, semplicemente cominciate a espirare.

Questa deve sempre essere più gentile dell’inspirazione. Inoltre non ci dovrebbero essere rumori o sibili, ma solo una soffice espirazione finché la pancia non si svuota naturalmente.

Lasciate che l’espirazione continui finché ne sentite il bisogno, poi ricomin- ciate con l’inspirazione. Quando espirate non lasciate che la pancia perda tensione, ma mantenetela in tono, senza comunque contrarre i muscoli. Non forzate mai il respiro.

Con la pratica continua il ritmo rallenterà forse fino a due respiri al minuto, ma non provate a raggiungere nessun obbiettivo, semplicemente respirate.

Seguendo il vostro respiro, contate sia le inspirazioni che le espirazioni, e, più tardi, solo le espirazioni. Contate da uno a dieci e poi ripartite. Se il conto è perso ripartite da uno e non provate a ricordare l’ultimo numero, non è importante. Arrivare a dieci non è un obbiettivo, ma solo un processo.

Ogni pensiero che sorge deve essere notato ma ignorato. Occorre solo guardarlo e lasciarlo andare; non inseguitelo e non seguite nessuna linea di ragionamento.

Ritornate al conteggio. Tutti i pensieri, quando sediamo, hanno lo stesso valore, cioè nessuno. Quando sediamo… sediamo.

La stessa cosa va fatta per le luci, le allucinazioni, il panico, la paura. Quando sediamo… sediamo.

Quando i pensieri non correranno più così veloci e così furiosamente allo- ra potrete contare e sedere correttamente. Se i pensieri vi distraggono, contate ancora.

Eventualmente, provate a rimanere in seiza, a per trenta minuti la mattina presto e la sera.

Se le gambe cominciano ad addormentarsi alzatevi sulle ginocchia o, alternativamente, arrotolate una coperta e ponetela fra i polpacci per alzare i fianchi dai talloni. Dovete aspettarvi un po’ di dolore, ma non fate diventare un test di forza di volontà lo stare seduti per più tempo possibile.

Idealmente dovremmo sedere in seiza in una stanza tranquilla con una illu- minazione debole, con poche distrazioni visive o di altro tipo. La musica non è appropriata poiché l’idea non è quella di distrarsi.

Quando la seduta è finita, o quando le gambe devono essere mosse, inchinatevi e ponete la fronte sul pavimento, con i fianchi sempre sui talloni. Ponete le mani con i palmi in su al lato della testa, e sollevatele per pochi centimetri.

Ciò simbolizza l’essere aperti e accettare ogni cosa che il mondo ci può offrire. Respirate in questa posizione per breve tempo.

Esiste una vasta letteratura sulla meditazione e ci sono molti che vogliono insegnare i metodi segreti per guarire l’animo ad un certo prezzo. Tutto ciò che è necessario è un posto dove essere soli (o in gruppo) e qualche respiro.

Semplicemente… sedete.

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