Shodan

(photo courtesy by  Wolfgang R. Fuerst )

Domenica scorsa ho sostenuto l’esame per shodan. Quando mi avvicinai alla pratica, non pensavo al conseguimento della “cintura nera”. L’Aikido era interessante di per sé e scoprire lezione dopo lezione nuovi orizzonti, appagava – e appaga – la mia passione.  Tuttavia il momento dell’esame è importante e voci autorevoli hanno indicato con chiarezza il motivo. Da parte mia in questi anni ci sono stati una buona costanza e un certo impegno, ma questo è solo un aspetto della vicenda.

Dove sarei arrivato senza la dedizione e la pazienza del Sensei? Cosa avrei compreso senza gli altri praticanti? Come avrei affrontato l’esame senza i consigli e il sostegno (un augurio, una frase) di alcuni miei compagni? In una parola: cosa avrei combinato senza l’aiuto degli altri? Ben poco, se non nulla. A pensarci bene, ci sono anche la mia famiglia e altri amici, che di aikido non sanno niente e che tuttavia mi sostengono. Il cerchio si allarga…

Potrebbe sembrare il riassunto dei soliti ringraziamenti alla fine di un film già visto. Ma non è così. È la sincera constatazione, scevra da sentimentalismi, di un dato di fatto. Senza gli altri non si va da nessuna parte. Non sono IO, IO, IO che faccio l’Aikido. Siamo NOI a praticarlo insieme.

Questa riflessione non chiude una storia, non è un titolo di coda, perché anche se non avessi superato l’esame o addirittura non l’avessi affrontato, l’aiuto c’è stato e continua ad esserci comunque. L’esame l’ha rimesso in evidenza e mi ha offerto l’opportunità di parlarne.

Perciò rivolgo con rinnovato sentimento al Sensei e a tutti quanti il mio ringraziamento:

domo arigato per il passato, per il presente, per il futuro.

Mauro

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