Bokken ed etichetta.

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Il Reishiki (“etichetta” e “cortesia”) dell’Alkiken fa riferimento, oltre che a principi del tutto generali, all’arma considerata come Shinken (spada vera), ossia al Katana. Il Bokken (spada di legno) infatti è da considerarsi un sostituto della famosa lama dei Bushi in tutto e per tutto: questo aiuta il praticante a «sentire» l’oggetto come un’arma, a tenere nel dovuto rispetto le sue caratteristiche di robustezza, maneggevolezza e pericolosità tutt’altro che trascurabili, contribuendo a stabilire un’atmosfera di grande controllo e vigilanza. Essendo «vissuto» come una vera spada, a seconda del contesto, sarà ora virtualmente inguainata nel suo fodero, ora snudata e pronta all’uso.

Prendiamo come esempio del primo caso la posizione di riposo in piedi, detta Sageto, «spada abbassata»: questa non è altro che la posizione Shizentai, eretti in posizione frontale, con le gambe unite o leggermente aperte, le braccia rilassate sui fianchi ed il Ken nella mano sinistra, il filo verso l’alto e la punta in basso. In Sageto si può camminare, seguire una spiegazione, attendere il proprio turno di pratica, disporsi al saluto all’inizio e alla fine della stessa. Sageto è una posizione «pacifica», dove la spada non è pronta all’uso, e comunica un senso di fiducia che nulla toglie alla «presenza». Il saluto tra praticanti si esegue semplicemente flettendo il busto come nel normale Ritsu Rei in posizione Sageto. Da questa, semplicemente portando il Bokken all’altezza della vita, come se fosse infilato nell’Obi, si passa a Taito, «spada alla cintura».

Taito è una posizione di prontezza, che tradisce un’attitudine vigile e combattiva: non si può definire propriamente una guardia, ma è noto come a partire da essa si possa sguainare e colpire in un solo movimento, secondo l’arte dello lai. Normalmente si assume questa posizione dopo il saluto, prima di sguainare e assumere una posizione di guardia (Kamae). Sebbene la differenza tra Sageto e Taito sia apparentemente minima, il segnale è chiaro.

Vediamo ora il Seiza con la spada: la posizione più pacifica e cortese consiste nei sedere con il Ken appoggiato al suolo sulla destra, il filo rivolto verso di sè e la punta indietro, con la Tsuba all’altezza delle ginocchia; se vogliamo, è la posizione corrispondente a Sageto. Il suo opposto, con la spada posta a sinistra, il filo verso l’esterno ed il Kashira (codolo) all’altezza delle ginocchia, esprime evidentemente un’attitudine «diffidente» e comunque pronta al combattimento; anche qui, per il saluto, l’attesa, l’osservazione sceglieremo la prima posizione.

Come si vede da questi semplici esempi, è della massima importanza la posizione di filo e punta relativamente all’ambiente: ad esempio, per cedere l’arma si porge orizzontalmente con l’impugnatura a sinistra ed il taglio verso di sè, e la si riceve con un gesto altrettanto rispettoso e misurato. Analogamente, un saluto al Kamiza è possibile sostenendo la spada all’altezza degli occhi con entrambe le mani, nel modo appena visto, quindi si flette il busto espirando senza muovere l’arma. La forma corrispondente in Seiza consiste nel posare l’arma davanti a sè, sempre col taglio verso di sè e la punta a destra, prima di eseguire il saluto nella maniera abituale.

Alcune differenze possono riscontrarsi quando si prende come riferimento per «ambiente» non i propri compagni d’allenamento, bensì il Kamiza: in questo caso, ad esempio, i praticanti che siedono a destra dell’altare o della foto del Fondatore che occupano il centro del Kamiza, tengono il Bokken sulla destra (con il filo verso destra), quelli che siedono a sinistra lo pongono a sinistra (con il filo verso sinistra). Ancora, vi sono scuole che prevedono il cerimoniale del saluto all’arma stessa. Quale che sia il metodo utilizzato, lo sforzo consisterà nel capirne il contenuto essenziale e nell’adattarvisi al meglio, a beneficio proprio e dei compagni d’allenamento.

(testo tratto da “Reishiki. Qualche indicazione sui gesti dell’etichetta” di Malcom Tiki Shewan)

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