Che cos’è l’Aikido?

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Alla domanda «che cos’è l’Aikido?» si può rispondere solamente «praticate! praticate ancora!». A pensarci bene può essere la sola vera risposta. Tuttavia una simile risposta non saprebbe soddisfare la curiosità di un allievo alle prime armi che, varcata la misteriosa soglia di un Dojo, si trova in mezzo a persone vestite con costumi bizzarri, che fanno uso di parole giapponesi e che si abbandonano ad uno «strano balletto» fatto da inchini e movimenti a prima vista molto facili a ripetersi, ma che più tardi, durante la pratica, si rivelano in tutta la loro difficoltà.

 

Ancor più esasperante per il nostro sfortunato avventuriero è la tipica risposta a tutte le sue domande: «Capirai più in là», variante del «mangia la minestra e taci» che fa parte della nostra infanzia.

 

Che cos’è l’Aikido? Se il termine «arte marziale» indica un insieme di tecniche di combattimento orientali, è chiaro che l’Aikido è un’arte marziale. Ma siccome l’insieme di queste arti riunisce il Kung Fu del cinema, uno sport come il Judo, le diverse scuole di Karate, l’Aikido e molti altri stili, sarebbe meglio andare ad analizzare le parole giapponesi che in Occidente sono state tradotte con il termine di «arte marziale».

 

Ci accorgiamo quindi che «arte marziale» è un termine che traduce indistintamente le parole giapponesi «Bujutsu» e «Budo».

 

Il Bujutsu è l’insieme di scuole classiche (Ryu) che studiavano nella maggior parte dei casi un sistema completo di combattimento che comprendeva il maneggio della spada, la lotta a mani nude ecc… La chiave di volta di questo sistema era la strategia (Heïhojutsu), considerata l’arte ultima della guerra.

 

Il Bujutsu studia quindi la guerra e soprattutto la strategia, perché così come dice Miyamoto Musashi: «Se riusciamo a vincere facilmente un nemico perché conosciamo perfettamente tutti i principi della scherma, allora potremmo vincere chiunque. Quei principi che ti permettono di sconfiggere un solo uomo, ti renderanno vittorioso contro 1.000 o 10.000 nemici».

 

Questi insegnamenti hanno trovato la loro più alta espressione ai tempi dell’antica Cina e più precisamente nell’opera di Sun Tzu «L’arte della guerra», il più grande classico sulla strategia, il libro prediletto dei samurai giapponesi e di Mao Tse Tung.

 

Nel libro troviamo scritto: «La vittoria è l’obbiettivo principale della guerra», e continua: «gli esperti nell’arte della guerra sottomettono l’esercito nemico senza combattere». Nel dir ciò non dimentichiamo che la guerra di cui si parla non ha nessun rapporto con i giganteschi massacri internazionali ai quali ci dedichiamo al giorno d’oggi. E Li Chu An fa riferimento proprio a questo aspetto della guerra quando dice: «Non incoraggiate le uccisioni».

 

In poche parole raggiungere la vittoria attraverso la pace è l’ideale al quale tende l’arte della guerra: questo implica certo un grande rigore morale; nondimeno quest’arte non si orienta esplicitamente verso una trasformazione interiore dell’uomo, bensì verso la vittoria al servizio dello stato o del sovrano detentore del mandato celeste.

 

Se possiamo quindi sostenere che il Bujutsu fa parte della Via dei sensi dove la Via del cielo governa tutte le azioni umane, la sua finalità non è mai stata l’unione con la Via.

 

Al contrario il Budo, che significa Via del guerriero, a differenza dell’arte della guerra, pone immediatamente la Via come scopo e pratica, ossia trascendere la condizione umana percorrendo la Via del guerriero. La strategia diventa un mezzo per annientare l’ego e permettere all’uomo di trasformarsi nella Via stessa e di essere uno con il Cosmo.

 

La differenza tra il Bujutsu e il Budo è spiegata chiaramente da Miyamoto Musashi nel suo «Libro dei Cinque Anelli». Ne estraggo solamente l’esortazione finale: «Il bushi (samurai) deve apprendere la via della spada in modo sicuro ed allenarsi nel contempo nelle altre arti marziali perfezionando le sue tecniche, cacciando dal suo spirito i problemi; senza fermarsi per un solo istante, deve pulire il suo spirito, la sua volontà, la sua perspicacia e la sua capacità di osservazione. Vengono cacciate le nuvole degli affanni; il cielo si fa chiaro e svela il vero vuoto. Nello stato di Vuoto non esiste il male ma solamente il bene. Quando si raggiunge la saggezza, la ragione e lo spirito della spada, si può raggiungere lo spirito del Vuoto».

 

La guerra propriamente detta è quindi destinata nel Budo a raggiungere un ulteriore obbiettivo che è la conoscenza della legge della guerra e della strategia, e che rappresenta a sua volta le fondamenta dell’edificio di quest’arte.

 

CHE COS’È L’AIKIDO?

Mao Tse Tung si rifà alla più antica tradizione cinese quando scrive: «le leggi della guerra, come le leggi di tutti gli altri fenomeni, sono il riflesso della realtà oggettiva sul nostro spirito». L’obbiettivo del Bujutsu viene raggiunto quando acquistiamo questa conoscenza. Essa non rappresenta che la prima tappa del Budo al termine della quale questa conoscenza verrà applicata nel più difficile dei combattimenti: la guerra contro l’ego. Quest’ultimo è considerato come una macchia che sporca la nostra natura originale che ci impedisce di conoscere la vera libertà e di partecipare alla vita dell’universo.

 

E’ ora chiaro che il Budo non ha nulla a che fare con le tecniche di difesa che mirano solamente a nutrire la nostra paranoia o con lo sport che con il suo spirito di competizione si situa agli antipodi di questa ricerca.

 

Per concludere questo capitolo vorrei citare queste parole di O Sensei: «Per chi ha capito i principi essenziali dell’Aikido, l’universo è in lui. Io sono l’universo…Il risultato del combattimento è deciso fin dall’inizio; questo significa che attaccare la mia persona, fatta universo, equivale a distruggere l’armonia dello stesso; quindi nello stesso istante in cui l’avversario vuole misurarsi con me, ha già perso… Vincere significa: vincere e distruggere in sè lo spirito del combattimento…».

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