Sankaku, Maru, Shikaku: i simboli grafici dell’Aikido

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“L’Aiki è una riunione di triangolo, cerchio e quadrato”.

Con queste parole di O’Sensei vorremmo introdurre alcune sinte- tiche considerazioni sul significato della grafia simbolica dell’Aikido; questo simbolismo grafico è diffuso pressoché in tutte le culture, con significati e funzioni analoghi.

Essendo l’aikido un’arte la cui prima e più evidente modalità espressiva è quella motoria non dovrebbe stupire che alcuni insegnamenti vi si trovino espressi nei termini di un simbolismo grafico, in particolare geometrico. Le nostre considerazioni in questa sede traggono origine in particolare da due di questi insegnamenti offerti dal Fondatore e da Shirata Sensei: nel primo O’Sensei invita ad entrare nella sfera dell’avversario secondo il triangolo, guidarlo secondo il cerchio e sottometterlo secondo il quadrato. In questa istruzione perciò le tre figure vengono legate alle successive fasi di esecu- zione di una tecnica: entrata, conquista del centro, proiezione o immobiliz- zazione.

Nell’esempio di Shirata Sensei egli associa la successione nell’ordine a Ikkyo, Irimi Nage, Shiho Nage, secondo un diverso punto di vista che fa corrispondere ai tre simboli i principi fondamentali dell’aikido attraverso le tecniche che meglio ne manifestano l’essenza. Entrambe le applicazioni, se pur differenti, si sostengono vicendevolmente e coincidono sul piano dei significati più intimi.

IL TRIANGOLO

Nell’istruzione di O’Sensei il triangolo (con il vertice verso l’alto) corrispon- de allo stabilirsi del contatto tra Shite ed Aite; quest’azione in aikido non è
un generico avvicinarsi, bensì “entrare nella sfera dell’avversario”, vale a dire eseguire Irimi come un cuneo all’interno del ceppo. Ciò tanto per i movimenti variamente indicati come Irimi e Omote, ossia quelle tecniche in cui il processo successivo al contatto segue le linee d’azione più o meno diritte, quanto per le forme Tenkan e Ura dove si agisce poi secondo le linee circolari.

Così come l’Irimi è indicato sovente come la base di tutte le tecniche dell’Arte, il triangolo è il primo poligono ed il più semplice dal quale si generano le altre figure. La corrispondenza citata con la tecnica Ikkyo a questo punto non stupirà; si tratta della prima tecnica che veniva insegna- ta: il “Primo Principio”. Dai Ikkyo realizza al meglio le caratteristiche dell’Irimi “triangolare” dove l’entrata non si limita alla “sfera” del partner, ma raggiunge l’interno della sua guardia e finanche il corpo, squilibrando fin dal primo istante la colonna vertebrale e perciò il Seichusen (la linea centrale). L’esecuzione di questa tecnica richiede iniziativa, sicurezza, preci- sione e volontà probabilmente più di ogni altra.

Il triangolo con il vertice orientato verso l’alto si ritrova in ogni civiltà e tradizione proprio come grafo primordiale del fuoco, e perciò con lo Spirito e lo Yang; si potrebbe quindi idealizzarla come la “prova del fuoco” a cui è simbolicamente sottoposto il praticante? Nella dialettica tra Fuoco (Yang) ed Acqua (Yin) è il primo a presiedere alla creazione, a stare all’i- nizio di ogni processo (anche l’Universo è nato da un’esplosione, e quin- di dal fuoco…). Il lato sinistro con cui il fondatore invita a cominciare ogni azione è infatti associato al Fuoco; e vale ricordare anche che ogni tecnica richiede una posizione triangolare Hanmi, ossia una postura trian- golare.

IL CERCHIO

Passiamo dal triangolo al cerchio: O’Sensei associa questa figura alla fase centrale dell’esecuzione di una tecnica (squilibrio e indirizzamento delle linee di forza); quando Nage “conduce” Uke alla periferia di una sfera egli si pone saldamente al centro dell’azione da dove è possibile controllare ogni moto dell’avversario con sensibilità ed equilibrio.

Il triangolo iniziale diviene un circolo per rotazione; le geometrie dell’insie- me Nage-Uke, costituitosi con la fase d’entrata, seguono traiettorie curve continue, prive di spigoli e di arresti, segno di una capacità di accettazione dell’altro ispirata alle qualità simboleggiate dal cerchio, questo grazie a pro prietà quali l’equidistanza dei suoi punti dal centro e l’indifferente simme-
 tria rispetto ad un qualunque diametro.

Volendo indicare una tecnica che al meglio rappresenti questa azione di “guida secondo un cerchio” Shirata Sensei suggerisce En no Irimi Nage, l’Irimi Nage circolare, dove la rotazione sembra poter durare indefinitamen- te in virtù del sottile controllo dell’equilibrio del partner attraverso il suo asse centrale. È la fase del Tenkan, inteso come principio della rotazione, dove in ogni istante viene contenuta la potenzialità della chiusura, dove ogni punto del tracciato nello spazio è virtualmente passibile di uno svilup- po che conduca alla proiezione finale. L’attribuzione del cerchio a tale situa- zione evidenzia il senso fondamentale del simbolo quale emblema della perfezione o completezza della potenzialità, nonché di sostanza base da cui scaturisce la molteplicità. L’aikidoka dovrà porre in circolazione proprio il Ki, l’energia vitale, eliminando ogni ristagno e ristabilendo l’equilibrio dinamico nella relazione conflittuale Nage-Uke.

IL QUADRATO

Dal cerchio, simbolo della perfezione potenziale, giungiamo infine al qua- drato, emblema della perfezione in atto. Il quadrato, come si è visto, viene associato alla fase finale dell’esecuzione di una forma ed allo Shiho Nage.

Quest’ultima corrispondenza è probabilmente più immediata data l’etimo- logia, e fa riferimento a quattro direzioni mutuamente ortogonali. Queste coincidono con gli assi dei lati del quadrato e sono in naturale corrispon- denza con i punti cardinali. Le quattro direzioni, che divengono in seguito otto e quindi infinite, rappresentano l’estensione ordinata delle possibilità insite nel centro; il quadrato infatti, nella tradizione estremo-orientale, è il simbolo della terra e della sua estensione, e si addice perciò ad una tecni- ca che esalta la possibilità di azione in ogni direzione permettendo al cen- tro la proiezione di un avversario contro altri attorno a sé.

Shiho Nage è stato caratterizzato dal Doshu come la forma che più mani- festa il grado di perfezionamento conseguito; introducendo così l’altro aspetto semantico della figura quadrata sopra accennato: il sigillo di stabi- lità e dello stato ultimo della trasformazione, con i suoi quattro angoli retti ed i quattro lati uguali. La forma quadrata è spesso indicata come il simbo- lo del cristallo, della pietra tagliata a regola d’arte, della costruzione perfet- tamente equilibrata e finita, di ogni processo di giunto alla completa attua-
zione delle possibilità ad esso inerenti, compresa la massima realizzazione
spirituale.

Ecco emergere il senso della corrispondenza di tale figura con la fase di completamento di ogni tecnica, immobilizzazione o proiezione, fase in cui è cruciale la nozione di stabilità ed il richiamo della consapevolezza e “pre- senza” (Zanshin), che non possono essere altro che il frutto di un’operazio- ne interiore.

Con questi riferimenti e considerazioni, con una conoscenza chiara delle forme, non si troverà difficile riconoscere il carattere “quadrato” dell’immo- bilizzazione di Dai Ikkyo o della proiezione di Irimi Nage.

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