Bokken: il prolungamento del Ki.

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L’utilizzo delle armi nella pratica dell’Aikido è un prezioso metodo di apprendimento in quanto attraverso gli spostamenti del corpo ed i cambi di profilo, permette di mettere in relazione il corpo nella sua totalità; inoltre, tenendo un’arma tra le mani, l’aikidoka (sia esso un principiante o un esperto) può visualizzare il prolungamento del proprio Ki che dal punto di origine si espande alle mani ed alla punta dell’arma stessa, ed oltre… Lo studio delle armi è inoltre utile in quanto permette una “visualizzazione” dei tagli.

 L’aikiken (lo studio della spada) è l’elevazione della percezione in quanto le tecniche eseguite con la spada di legno (bokken) priva della tsuba (particolare questo che la differenzia dalle scuole di kenjutsu e kendo), non offrono sufficienti margini di errore entro i quali poter correggere il tempo di entrata o la postura.

Per utilizzare il bokken, il praticante deve saper guardare dentro di sé e sentire fluire l’energia attraverso la sua arma che diventa immediatamente parte del suo corpo. I principi che animano il bokken impongono nella pratica il giusto profilo, il giusto tempo tecnico ed un giusto atteggiamento mentale. Non si contrasta l’attacco ma ci si volge direttamente al centro, nel vuoto che l’attacco ha creato, inserendovi la parte di lama chiamata monouchi. Ed è questo vuoto il reale obiettivo della bokken, simulacro della più famosa katana.

 La tradizione delle armi di legno in Giappone era decaduta con l’avanzare delle tecniche di fusione dei metalli e la costruzione delle prime spade in cui presto i maestri artigiani giapponesi diventarono abili e raffinati. Fu il diffondersi delle scuole (kenjitsu ryu) che permise al bokken una prima importante rivalutazione. Durante gli allenamenti risultava pericoloso impugnare una vera spada e spesso anche nelle simulazioni rallentate c’era il rischio di rovinare l’arma o di procurarsi delle ferite. L’alternativa era l’uso di una spada di legno modellata e sagomata con le stesse caratteristiche di maneggevolezza della spada. Tra i vari tipi di legno al principio si preferì usare la quercia rossa e bianca, un legno ottimale per la durezza ed il peso. Furono sempre le scuole a differenziarlo sempre di più, ogni Ryu aveva i suoi metodi ed i suoi stili che incidevano anche nella forma e nella fabbricazione dei bokken.

Nel periodo degli Shogun le varie scuole di Kenjitsu verificavano l’efficacia delle loro tecniche in veri e propri duelli con le spade vere (Shinken Shobu). Questa pratica comportava la morte del perdente o, talvolta, di entrambi i contendenti. Furono quindi emanati editti che proibirono lo Shinken Shobu e fu così che il Bokken rimpiazzò la spada in questi duelli fra le varie scuole. Tuttavia quest’arma in apparenza non letale e priva di taglio poteva procurare gravi ferite e in alcuni casi anche la morte; con il passare del tempo il bokken migliorò la sua efficacia fino a diventare un’arma vera e propria, tanto che alcuni samurai finirono col preferirla alla vera spada; tra questi Myamoto Musashi, noto per aver vinto più di 60 duelli, in alcuni casi affrontò l’avversario usando il bokken anche contro armi reali. La tendenza produsse un’ulteriore irrigidimento delle leggi ed anche quest’arma fu vietata ed il suo uso ristretto ai Kata (forme di apprendimento figurato).

Nei duelli tra scuole fu introdotta una spada fatta da strisce di bambù tenute insieme da legacci di cuoio (shinai), usato anche dal Kendo moderno, e che consentiva un certo margine di incolumità. Strumento ideale per la pratica sportiva lo shinai, tuttavia non dà la piena sensazione di una spada vera, per cui i kata di Kendo e la pratica delle armi in Aikido sono ancor oggi eseguiti con il bokken. Il praticante di oggi acquista un bokken commerciale fatto con un legno comune in quanto procurarsi o costruire un buon bokken non è molto facile; conoscenza della tecnica, utilizzo di un ottimo legno, una buona levigatura ed una concentrazione di tipo spirituale sono le condizioni indispensabili per la costruzione di un bokken degno di questo nome, ed ormai anche in Giappone questa antica arte vive un inesorabile declino e gran parte della produzione è di tipo industriale.

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